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Bruno Pasini
Bruno Pasini nacque a Massa Fiscaglia (FE) il 16 luglio 1916.
Laureatosi in Scienze Agrarie presso l'Università di Bologna, partecipò all'ultimo conflitto mondiale come Ufficiale di Artiglieria. Subì un periodo di internamento nei campi di lavoro delle truppe alleate nel Nord Africa, e dopo il rimpatriato contribuì alla rinascita morale del Paese. Nel 1971 fu nominato Responsabile dell'Ispettorato Provinciale dell'Agricoltura di Ferrara, incarico che mantenne fino al 1977. Nell'ambito delle sue mansioni, e ancor prima di ricoprire quella carica istituzionale, fu autore di numerosi contributi d'argomento tecnico-agrario, usciti dal 1955 ai primi anni Sessanta su riviste edite dal Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste, tra i quali ricordiamo Governo delle acque nelle risaie ferraresi, Agricoltura nuova, La coltivazione dell'arachide nel Basso Ferrarese, La raccolta meccanica della bietola, La sistemazione idraulico-agraria delle risaie ferraresi, La meccanizzazione integrale della bieticoltura.
Nel 1967 diede alle stampe il suo primo libro di poesie in dialetto ferrarese dal titolo Tra i zùnch e il cànn, Ferrara, SATE, 1967, cui fece seguito, tredici anni più tardi, il poemetto Lamént par Nani, Ferrara, SATE, 1980, in memoria della prematura scomparsa del figlio, avvenuta nel maggio 1978. Nel volume di poesie in dialetto ferrarese Vós dla mié tèra, Ferrara, SATE, 1983, confluirono le due sillogi sopra citate, a cui si aggiunse una terza raccolta intitolata Fiùr Salvàdagh, inedita fino a quel momento.
Il volume, riccamente illustrato grazie ad un ampio corredo fotografico che riproduce opere pittoriche di artisti contemporanei, fu salutato da una gustosa e arguta prefazione di Franco Giovanelli.
Convinto assertore della potenza espressiva del dialetto, Bruno Pasini pubblicò al riguardo alcuni saggi, tra cui Il dialetto ferrarese. Origine ed osservazioni su particolarità e caratteristiche, Ferrara, Ferrariae Decus, 1992, che gode della prefazione di Dino Tebaldi, e Buriacco, toponimo prediale celtico in agro di Massafiscaglia, Ferrara, Accademia delle Scienze, 1994.
La scomparsa del poeta in data 7 gennaio 1999, privò gli estimatori della nostra fertile cultura popolare, nonché gli amici che frequentavano la sua casa, del piacere di condividere momenti in cui il lirismo era supportato da una còltissima concezione dell'arte.
La vasta bibliografia su Bruno Pasini, arricchitasi negli ultimi anni grazie ai saggi critici di qualificati studiosi del dialetto, oggi lascia aperta la strada a una doverosa riconsiderazione sugli stilemi adottati dal poeta di Vós dla mié tèra.
Già Walter della Monica e Manlio Cortellazzo - Pasini vivente - auspicavano un'attenta lettura esegetica della sua produzione, tesa a soffermarsi anzitutto sui quei temi esistenziali trattati così efficacemente nelle liriche, senza tuttavia slegarli dalla personalissima interpretazione con cui Pasini declamava, talvolta in modo sofferto e altre canzonatorio, i versi di cui fu capace.
Così la pensarono ancor prima Tristano Bolelli e Adriana Zeppini, che nel Supplemento al n. 11 de «La Domenica del Corriere» del 17 marzo 1984, pubblicarono i versi di Pasini intitolati L'ultim tò surìs e An ghè più gnént!.
Un interesse che per fortuna è rimasto vivo, ove si consideri l'attenzione rivolta di recente dalla Rete Italiana di Cultura Popolare all'opera di Bruno Pasini, ben segnalata e censita nel Fondo Tullio De Mauro.
 
A cura di Giuseppe Muscardini

Data ultimo aggiornamento: 17/12/2018
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